TuNur, l’esportazione ingiusta di energia solare dal Nord Africa all’UE

↖ La mega centrale solare Noor a Ouarzazate, in Marocco. © Federico Monica, Placemarks
↑ Ouarzazate, Marocco (2022). Il proprietario di un campo di ulivi nella valle di Dadès, non lontano dalla mega centrale solare Noor, si lamenta della siccità.
© Arianna Poletti

 

Nel sud della Tunisia, nella regione di Rjim Maatoug, al confine con l’Algeria, la compagnia britannico-tunisina TuNur progetta la costruzione di una gigantesca centrale solare. L’obiettivo è produrre energia “verde” destinata all’esportazione in Europa, attraverso un collegamento elettrico tra Tunisia e Italia, con la promessa di fornire elettricità a basso costo a milioni di famiglie europee. Il progetto si inserisce nella strategia dell’Unione europea per ridurre la dipendenza dal gas russo e rafforzare l’importazione di energia dai paesi nordafricani.

Secondo studiosə e attivistə locali, però, l’iniziativa rischia di avere pesanti conseguenze sociali ed ecologiche per le comunità del sud tunisino, già esposte agli effetti della crisi climatica e ancora fortemente dipendenti dall’agricoltura, che non beneficerebbero direttamente dell’energia prodotta sui loro territori. Una delle principali criticità riguarda il consumo intensivo di acqua necessario al raffreddamento degli impianti a concentrazione solare (CSP), in un’area già segnata da grave stress idrico.

Esperienze simili, come il complesso solare Noor di Ouarzazate in Marocco, mostrano i limiti di questi mega-progetti: consumo e deviazione delle risorse idriche, impatti sulle terre agricole e peggioramento delle condizioni di abitabilità dei territori coinvolti. Attraverso un’indagine sul campo tra Tunisia e Marocco, l’inchiesta raccoglie le voci di agricoltorə, attivistə ed espertə, interrogandosi su un modello energetico che, dietro la promessa di sostenibilità, rischia di riprodurre nuove forme di estrattivismo.

 

↖ Rjim Maatoug, Tunisia (2022). Una mandria di cammelli nell’area dove dovrebbe sorgere la mega centrale solare Tunur.
↑ Rjim Maatoug, Tunisia (2022). All’orizzonte, una lunga duna segna il confine tra Tunisia e Algeria nell’area sahariana.
© Arianna Poletti

 

Il team

Arianna Poletti • giornalista, FADA Collective

Aïda Delpuech • giornalista

 

Come è nata l’inchiesta

L’inchiesta nasce da diversi lavori sul campo realizzati in precedenza nel sud della Tunisia e da un interesse condiviso per la transizione energetica. Dopo la pubblicazione del reportage per il media indipendente tunisino Inkyfada,“È il nostro sole!”: a Segdoud, la lotta per la sovranità energetica, che racconta il tentativo di una compagnia privata di occupare terre collettive appartenenti a una piccola comunità agricola ai margini del deserto, è emersa la necessità di approfondire il crescente interesse delle grandi compagnia energetiche per il sud del Paese.

In dialogo con la società civile tunisina, in particolare con attivistə impegnatə nella difesa della sovranità energetica, l’attenzione si è concentrata sul Green Deal europeo, che prevede il coinvolgimento dei Paesi del sud del Mediterraneo nel rifornimento di energia solare a basso costo per l’UE. In questo quadro, Bruxelles sostiene grandi progetti eolici, estrattivi e di idrogeno verde, spesso attraverso partenariati pubblico-privati, con l’obiettivo di produrre energia destinata all’esportazione verso l’Europa tramite cavi o gasdotti. Questa “energia verde”, però, non apporta benefici diretti alle comunità locali tunisine, che continuano a dipendere dal gas algerino. La Tunisia, infatti, resta ancora lontana dagli ambiziosi obiettivi di transizione energetica interna fissati dal governo.

Dopo aver seguito vari forum e saloni del settore energetico, l’inchiesta si concentra sul caso TuNur, emblema della forte presenza di lobbisti favorevoli alla liberalizzazione del mercato energetico nel paese e di una visione della transizione marcatamente estrattivista. Il lavoro di campo si è svolto nella zona di difficile accesso di Rjim Maatoug, al confine tra Tunisia e Algeria, sotto controllo del ministero della Difesa tunisino. È qui che il progetto dovrebbe sorgere, sul modello del mega complesso solare Noor di Ouarzazate, in Marocco.

 

↖ Rjim Maatoug, Tunisia (2022). Il terreno sul quale dovrebbe sorgere la mega centrale solare TuNur.
↑ Kebili, Tunisia (2022). Un pozzo a pannelli solari alimenta il sistema di irrigazione di un campo di datteri.
© Arianna Poletti

 

Dove si legge, guarda o ascolta

Le Monde Diplomatique, 01 maggio 2024

↗ En Tunisie, le mirage des projets solaires

 

 

 

 

 

 

Chi ci ha sostenutə

Journalismfund Europe, 2022

 

Premi e riconoscimenti

L’inchiesta è stata finalista al True Story Award 2024.

 

Oltre la pubblicazione

L’inchiesta è stata presentata a Berna, in Svizzera, nell’ambito del True Story Festival, nel maggio 2024, in occasione delle premiazioni del True Story Award 2024. È stata inoltre presentata da Arianna Poletti al Festival Internazionale di Ferrara nel settembre 2024, durante l’evento Reporter Slam. Il lavoro è stato presentato anche in ambito accademico, sia in Italia sia all’estero, in particolare presso l’Università degli Studi di Salerno e l’Università degli Studi di Torino. Nel 2024, l’inchiesta è stata ripubblicata da L’Art Rue su ZAT Magazine, distribuito nell’ambito del festival culturale Dream City di Tunisi.

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